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L'adozione del sistema monistico nel contesto bancario italiano: riflessioni statutarie e primo bilancio

Brando Maria Cremona

Introdotto con la Riforma del diritto societario, nel nostro Paese il sistema monistico di fatto ha subito un destino infelice ed è vissuto nell’ombra del più diffuso dualistico sino a che – con una scelta coraggiosa e confortata solo dall’espe­rienza comparata, specialmente dei Paesi anglofoni – Intesa prima ed UBI poi hanno deciso di abbracciarlo. Il presente contributo, compiuta una disamina delle principali caratteristiche del sistema monistico e delle peculiarità che lo contraddistinguono nell’ambito della governance bancaria, analizza lo statuto sociale dei due istituti bancari, con particolare riguardo per il comitato per il controllo sulla gestione. Oltre ad uno studio del tenore letterale delle disposizioni, l’articolo si prefigge di affrontare i caratteri distintivi degli organi del modello monistico nella prassi e di riflettere sull’utilizzabilità di tale sistema alternativo di amministrazione e controllo anche in relazione a società non bancarie.

The adoption of the one-tier system by Italian banks: some considerations on their bylaws and a first assessment

The one-tier system, which was introduced with the Reform of company law, suffered from an unfortunate fate in Italy and lived in the shadow of the more widespread two-tier system until – with a brave and courageous decision, only comforted by the comparative experience, especially in English-speaking countries – firstly Intesa and later UBI decided to embrace it. This paper, following an in-depth study of the one-tier system and of the peculiarities that characterize it within the context of banking governance, analyses the bylaws of the two banking institutions, with particular attention being dedicated to the management control committee. The article, besides examining the wording of the relevant provisions, aims to address the distinguishing features of the one-tier model structure in practice and to discuss its applicability also to non-banking companies.

Sommario:

1. Introduzione - 2. I tratti distintivi del sistema monistico. Il dettato normativo e le principali criticità - 3. Il sistema monistico nel contesto di evoluzione della governance bancaria - 4. L’esperienza di Intesa e di UBI al confronto: l’abbandono del dualistico e l’adozione del monistico. Ratio, ruoli e funzioni degli organi coinvolti - 5. L’esperienza di Intesa e di UBI al confronto: il monistico in action. La composizione del comitato per il controllo sulla gestione - 6. L’esperienza di Intesa e di UBI al confronto: il monistico in action. Le competenze del comitato per il controllo sulla gestione - 7. Conclusioni - NOTE


1. Introduzione

Le recenti crisi finanziarie e le evoluzioni nell’ambito dei modelli di governance prescelte da alcune tra le più importanti società bancarie italiane hanno ridestato l’attenzione sull’efficacia dei sistemi di amministrazione e controllo e, in senso ancor più ampio, sul ruolo che la corporate governance [1] è chiamata a svolgere onde soddisfare esigenze di efficienza e trasparenza della gestione [2]. Nell’ambito di un’economia sempre più globalizzata ed interconnessa, soprattutto in ambito bancario, gli scandali che hanno riguardato società operanti in questo settore (tra cui Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, Banca Marche) si sono rivelati un’ulteriore freccia nella faretra di coloro che ritengono il sistema di governance tradizionale inadeguato a garantire l’efficacia del controllo sulla gestione. Sempre in questo contesto, assumono una veste particolare le parole pronunciate, nella cornice dell’incontro annuale con il mercato finanziario del maggio 2014, dal Presidente della Consob [3]. Al fine di rinnovare il sistema dei controlli societari, egli ha infatti caldeggiato un maggiore ricorso al sistema di amministrazione e controllo monistico. Questo sistema era stato introdotto con la Riforma del diritto societario del 2003, che in modo molto coraggioso e sicuramente pioneristico rispetto [continua ..]

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2. I tratti distintivi del sistema monistico. Il dettato normativo e le principali criticità

Il sistema monistico, ampiamente diffuso nel diritto anglosassone [15], si caratterizza per una maggiore semplicità [16] e per l’“eliminazione” del collegio sindacale, contemplando l’esercizio delle funzioni di amministrazione e di controllo rispettivamente da parte del consiglio di amministrazione (di seguito, anche “CdA”) e da un comitato costituito al suo interno (art. 2409-sexiesdecies c.c.), denominato comitato per il controllo sulla gestione (di seguito, anche “CCG”) [17]. Viene pertanto esclusa la possibilità di affidare la gestione ad un amministratore unico. All’ufficio di amministratore è così estesa l’intera disciplina prevista in relazione al modello tradizionale (artt. 2308-bis c.c.-2395 c.c.), “senza eccezione alcuna” [18]. All’interno del consiglio di amministrazione, al quale spetta così in via esclusiva la gestione dell’impresa (art. 2409-septiesdecies, 1° comma, c.c.), oltre al comitato per il controllo sulla gestione, può essere istituito, in via eventuale, un comitato esecutivo, composto da quegli amministratori ai quali il plenum ha attribuito delle deleghe di natura gestoria [19]. Ulteriori peculiarità del sistema monistico consistono, da un lato, nella previsione che impone nel consiglio di amministrazione la presenza di almeno un terzo dei consiglieri in [continua ..]

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3. Il sistema monistico nel contesto di evoluzione della governance bancaria

Nonostante le recenti crisi finanziarie abbiano fatto emergere talune criticità connesse nella governance bancaria [33], ciò non significa che prima della crisi non fosse evidente l’esigenza di assicurare che le banche fossero dotate di un efficiente sistema di governance; nell’ambito dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, infatti, la prima direttiva che espressamente disciplinava la governance degli enti creditizi risale al 2000 (direttiva 2000/12/CE). Seppur in termini ancora generici e privi di richiami a norme secondarie, tale fonte normativa stabiliva che le banche fossero tenute a strutturare “una buona organizzazione amministrativa e contabile e adeguate procedure di controllo interno” (art. 17). Nel 2006, nell’ambito del consolidamento della normativa comunitaria in materia bancaria all’interno del pacchetto CRD I, agli enti creditizi è stato esplicitamente richiesto di approntare una chiara struttura organizzativa, di individuare la catena di responsabilità in modo trasparente e corretto e di strutturare efficaci meccanismi di gestione del rischio e di controllo interno. In tale situazione, richiamandosi ai principi di corporate governance bancaria elaborati a livello internazionale e comunitario, anche il nostro ordinamento, emanò una serie di disposizioni imperative concernenti l’organizzazione e il funzionamento degli [continua ..]

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4. L’esperienza di Intesa e di UBI al confronto: l’abbandono del dualistico e l’adozione del monistico. Ratio, ruoli e funzioni degli organi coinvolti

Affrontati i principi cardinali del tema oggetto di studio, è ora opportuno scendere in profondità ed analizzare le modalità con le quali le due società bancarie italiane che hanno adottato il modello monistico hanno strutturato i propri assetti organizzativi. Ciò, anche alla luce del fatto che, nel merito, sia il legislatore sia le Autorità di Vigilanza affidano all’autonomia statutaria un ruolo primario nel configurare specifiche norme adattate alle dimensioni ed alle esigenze gestorie della società [78]. A distanza di nove anni dall’adozione di un diverso sistema di amministrazione e controllo, quello dualistico, Intesa ha così intrapreso un nuovo percorso, del tutto inesplorato ed inedito nel panorama bancario italiano. Successivamente, anche UBI ha avviato una riflessione interna sulla propria governance, sfociata, nell’ottobre del 2018, nella medesima scelta operata da Intesa tre anni prima: abbracciare il monistico. La situazione attuale, che ha conosciuto il completamento del primo mandato triennale del CdA monistico da parte di Intesa, e, al contempo, l’alba della nuova governance monistica di UBI, rende così opportuna una riflessione sulle rispettive cornici statutarie [79]. Ciò, soprattutto, nell’ottica di verificare se, ed eventualmente, in che modo, l’esperienza dell’istituto bergamasco abbia tenuto conto dei risultati [continua ..]

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5. L’esperienza di Intesa e di UBI al confronto: il monistico in action. La composizione del comitato per il controllo sulla gestione

In conformità con le disposizioni emanate da Banca d’Italia nella Circolare n. 285/2013, l’obiettivo principale perseguito per mezzo dello statuto in relazione all’organo di vigilanza è il rafforzamento del ruolo e dell’autonomia del comitato per il controllo sulla gestione rispetto ai rimanenti organi sociali. Di conseguenza, in relazione alle modalità di elezione, Intesa e UBI hanno ottemperato alle indicazioni emanate dall’Auto­rità di Vigilanza [106], attribuendo tale prerogativa all’assemblea. A norma dell’art. 14 dello Statuto di Intesa e art. 22 dello Statuto di UBI, per la nomina degli organi (CdA e CCG) non è inoltre prevista una votazione distinta: entrambe le banche hanno difatti preferito procedere mediante un’unica votazione, seguendo il c.d. voto di lista, nella quale ciascuna lista [107] specifichi in una sezione i candidati al ruolo di membri del comitato per il controllo sulla gestione [108]. Al riguardo, in conformità con le vigenti norme in materia di partecipazione delle minoranze alla composizione degli organi sociali, sia nel consiglio di amministrazione sia nel comitato per il controllo sulla gestione è assicurata dagli statuti la presenza di esponenti eletti dalle minoranze [109]. Con riferimento al comitato per il controllo sulla gestione, le due istituzioni adottano invece meccanismi parzialmente differenti. Se, in entrambi [continua ..]

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6. L’esperienza di Intesa e di UBI al confronto: il monistico in action. Le competenze del comitato per il controllo sulla gestione

Con riguardo alle competenze di cui è investito l’organo di controllo, le due banche hanno espresso la volontà di esplicitare compiti non espressamente attribuiti dalla normativa al comitato per il controllo sulla gestione, ma dalla dottrina comunque ricompresi implicitamente nei doveri dei consiglieri componenti di tale organo. In questo, UBI ha seguito un percorso già tracciato da Intesa, confermando in gran parte le formulazioni rinvenibili nello statuto di quest’ultima. L’elencazione dei doveri e dei poteri attribuiti al comitato configurano in entrambi i casi un tentativo di raccordo organico, attraverso cui delineare un insieme completo dei compiti affidati all’organo di controllo, nonché delle concrete attribuzioni di cui quest’ultimo è investito nell’ottica di adempiere alle proprie funzioni. In primo luogo, come osservato con riguardo ai requisiti di composizione, è possibile rilevare come entrambe le previsioni statutarie si adeguino alle disposizioni di vigilanza emanate da Banca d’Italia e riferite alle società bancarie adottanti il sistema monistico [139], attribuendo espressamente, con eguale formulazione, al comitato per il controllo sulla gestione il compito di vigilare “sull’osservanza delle norme di legge, regolamentari e statutarie e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione” [140]. Gli statuti ripropongono successivamente, [continua ..]

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7. Conclusioni

In definitiva, l’esperienza di Intesa prima e la successiva presa di posizione di UBI poi, confermano come lo statuto rappresenti un valido strumento per colmare (e superare) le lacune che l’adozione del sistema monistico comunque comporta, compiendo scelte tese a integrare e, dove possibile, perfezionare l’apparato normativo [158]. In tal senso, sia Intesa sia UBI hanno ritenuto di non accentrare eccessivamente il controllo interno in capo al comitato per il controllo sulla gestione, da un lato, mantenendo le funzioni di Organismo di Vigilanza ex d.lgs. n. 231/2001 e CCG separate, e, dall’altro, non avvalendosi della facoltà di attribuire a quest’ultimo le competenze del comitato rischi. Pur non eliminando, in tal modo, una perlomeno parziale sovrapposizione e coesistenza tra pluralità di organi e funzioni, si riscontra il mantenimento del vantaggio principale di un sistema di controllo a più attori, tramite la presenza di una pluralità “di occhi e di orecchie” [159]. Le caratteristiche del comitato così delineate consentono di ritenere che le banche in questione abbiano desiderato concepire tale organo come sede privilegiata per la ponderazione e l’autocontrollo dell’attività gestoria. Un organo in cui far confluire profili personali (e professionali) impegnati su fronti parzialmente diversi da quelli inerenti strettamente all’attività di [continua ..]

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NOTE

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