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La legge tedesca sugli obblighi di due diligence nella supply chain (Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz – LkSG)

Arianna Guercini

La nota esamina, descrivendone la struttura, la legge tedesca sugli obblighi di due diligence nella supply chain, approvata dal Bundestag nel giugno 2021 e destinata a produrre effetti dal 1° gennaio 2023. A partire da questa data, pertanto, le imprese che soddisfano certi requisiti (qualitativi e dimensionali) dovranno adempiere a particolari doveri organizzativi e di controllo al fine di prevenire, impedire o minimizzare determinate violazioni dei diritti umani e ambientali nella supply chain e nelle società controllate. L’intervento normativo assume particolare rilevanza in quanto, da un lato, si inserisce perfettamente nel quadro internazionale ed europeo sulla “sostenibilità” e “responsabilità sociale” dell’impresa “globalizzata”, dall’al­tro, contribuisce allo sviluppo del dibattito sulla c.d. corporate compliance.

The German Act on Corporate Due Diligence in Supply Chains

The paper examines and describes the structure of the German Act on due diligence obligations in supply chains. The Act, approved by the Bundestag in June 2021, will come into force on 1st January 2023. From this date, therefore, companies that meet certain requirements (qualitative and dimensional) will have to fulfil organizational and control duties to prevent or minimize certain violations of human and environmental rights in their supply chain and subsidiaries. The Act is relevant for two reasons: on one hand, it fits perfectly into the international and European framework on the “sustainability” and “social responsibility” of the “globalised” enterprise, on the other hand, it contributes to the development of the debate on corporate compliance.

[omissis]

Abschnitt 1 Allgemeine Bestimmungen

§ 1

Anwendungsbereich

(1) Dieses Gesetz ist anzuwenden auf Unternehmen ungeachtet ihrer Rechtsform, die

1. ihre Hauptverwaltung, ihre Hauptniederlassung, ihren Verwaltungssitz oder ihren satzungsmäßigen Sitz im Inland haben und

2. in der Regel mindestens 3 000 Arbeitnehmer im Inland beschäftigen; ins Ausland entsandte Arbeitnehmer sind erfasst.

Abweichend von Satz 1 Nummer 1 ist dieses Gesetz auch anzuwenden auf Unternehmen ungeachtet ihrer Rechtsform, die

1. eine Zweigniederlassung gemäß § 13d des Handelsgesetzbuchs im Inland haben und

2. in der Regel mindestens 3 000 Arbeitnehmer im Inland beschäftigen.

Ab dem 1. Januar 2024 betragen die in Satz 1 [continua ..]

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Sommario:

1. Considerazioni preliminari - 2. La struttura normativa dell’intervento - 3. Osservazioni finali - NOTE


1. Considerazioni preliminari

A seguito di un lungo dibattito [[1]], l’11 giugno 2021 il Bundestag ha approvato la legge sugli obblighi di due diligence nelle catene di approvvigionamento („Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz – LkSG”; di seguito anche la “Legge”), apportando alcune significative modifiche alla bozza adottata dal Governo federale il 3 marzo 2021 [[2]]. La Legge è stata poi autorizzata dal Bundesrat il 25 giugno 2021 e pubblicata in Gazzetta ufficiale il 17 luglio 2021; essa è tuttavia destinata a produrre effetti dal 1° gennaio 2023, così da consentire agli enti interessati di adeguarsi alle nuove prescrizioni. La normativa in esame impone alle imprese che soddisfano certi requisiti (qualitativi e dimensionali) particolari doveri organizzativi e di controllo al fine di prevenire, impedire o minimizzare determinate violazioni dei diritti umani e ambientali nella supply chain e nelle società controllate. Con la sua approvazione viene data esecuzione al Piano d’azione nazionale (PAN/2016-2020) per l’attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (c.d. UNGPs) [[3]] pubblicato dal Governo federale nel 2016 in risposta ad alcuni gravi eventi [[4]]. In siffatto Piano si auspicava che almeno il 50% delle imprese con sede in Germania e con più di 500 dipendenti avrebbero implementato entro il 2020 una strategia di due diligence per la tutela dei diritti [continua ..]

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2. La struttura normativa dell’intervento

La Legge è organizzata in 6 Divisioni (a loro volta ripartite in Sezioni per un totale di 24 previsioni): disposizioni generali; obblighi di due diligence; procedimenti civili; controllo ed esecuzione da parte delle autorità competenti; appalti pubblici; sanzioni amministrative e pecuniarie [[14]]. 2.1. Nelle disposizioni generali sono indicati l’ambito di applicazione e le posizioni giuridiche protette. La Legge si applica alle „Unternehmen” (“Imprese”) che, a prescindere dalla forma giuridica e finanche dallo Stato di costituzione, soddisfano particolari requisiti (§1, par. 1). Più in particolare, sono interessate dalla nuova normativa le imprese che hanno: (i) l’amministrazione centrale, o il principale luogo di affari, o la sede amministrativa, oppure ancora la sede legale in Germania, e con almeno 3.000 dipendenti (in territorio tedesco e non); (ii) una sede secondaria (ex § 13d HGB) con almeno 3.000 dipendenti in Germania. Particolare rilievo è dunque attribuito al requisito occupazionale [[15]] rispetto al quale viene precisato che: (a) le soglie indicate saranno diminuite a 1.000 dipendenti nel 2024, con l’effetto di includere nell’ambito di applicazione, almeno prospetticamente, più del quadruplo delle imprese rispetto all’anno di entrata in vigore della Legge [[16]]; (b) nel calcolo dei lavoratori devono essere inclusi anche coloro che sono [continua ..]

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3. Osservazioni finali

La Legge in commento ha suscitato opinioni molto contrastanti sia durante l’iter di definizione e approvazione, sia a seguito della sua pubblicazione. La critica pone in particolare l’accento sulla genericità di alcuni passaggi e concetti e sulla situazione di incertezza giuridica che ne deriverebbe in nome di un nuovo (ed opinabile) “imperialismo morale” [[39]]. Ciononostante, l’intervento del legislatore tedesco pare nel complesso meritevole di approvazione: da una parte, i rilievi sulla indeterminatezza delle previsioni normative non sono certamente comparabili a quelli avanzati nei confronti della (prima) Proposta di direttiva europea sulla “corporate due diligence and corporate accountability” [[40]] e, in precedenza, della Loi de vigilance (rispetto alla quale la Legge presenta un quadro certamente più articolato e definito) [[41]]; dall’altra, è piuttosto criticabile tacciare di “imperialismo” una normativa che si propone di far internalizzare alle imprese i costi delle attività esercitate (anche nella supply chain), in specie quando ne conseguano (anche solo potenzialmente) gravi violazioni dei diritti umani e ambientali. In una prospettiva più generale, infine, si può osservare che la Legge è perfettamente al passo con i “tempi della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa” e che ha ben [continua ..]

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NOTE

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