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Nuove (possibili?) forme organizzative delle società di calcio professionistico *

Enrico Locascio Aliberti

Lo scritto analizza alcuni profili relativi all’organizzazione e alla governance delle società di calcio professionistico, intese come società “di diritto speciale”. Prendendo le mosse dal ruolo del tifoso e dalla sua possibile configurazione come finanziatore dell’impresa, ci si chiede se anche nel nostro Paese, sulla scia delle esperienze estere, siano prospettabili forme di azionariato popolare e, quindi, una riorganizzazione delle società calcistiche.

PAROLE CHIAVE: società di calcio professionistico - società sportive - azionariato pubblico

New (possible?) organizational forms of professional football clubs

The paper analyzes some aspects of the organization and governance of professional soccer clubs, considered as “special law” companies. On the basis of the role of the supporter and his possible configuration as a financial backer of the company, it is investigated whether in Italy, on the experience of foreign countries, forms of popular shareholding and, therefore, a reorganization of football clubs are possible.

Keywords: professional football clubs – sports clubs – public shareholding

Sommario:

1. Introduzione - 2. Il ruolo del tifoso e la sua configurazione come “investitore senza diritti” - 3. La posizione dei tifosi-soci (di minoranza) nelle società di calcio quotate - 4. Modelli organizzativi non societari: le associazioni di calcio “professionistiche” - 5. L’azionariato popolare nel modello tedesco: die 50+1 Regel. Prospettive italiane de iure condendo - 6. Considerazioni conclusive - NOTE


1. Introduzione

 Le società sportive professionistiche, specie quelle calcistiche, costituiscono un fenomeno, prima che ludico e socio-culturale [1], imprenditoriale [2]. Non a caso, la più risalente regolamentazione autoritativa con pretese di completezza del fenomeno associativo riguardò lo sport del calcio: qui, più che in altri sport, maturò l’esigenza di “assicurare un’adeguata corrispondenza tra forme giuridiche e sostanza imprenditoriale dell’attività posta in essere” [3]. Di qui, l’ema­nazione della legge n. 91/1981 [4], che, nel solco tracciato dalla Delibera FIGC del 16 novembre 1966 [5], nell’art. 10 imponeva alle società di calcio professionistiche l’adozione della forma di società di capitali. Invero, in attuazione della legge delega n. 86/2019, recante riordino e riforma delle disposizioni, tra l’altro, in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, la legge n. 91/1981 è stata abrogata e sostituita dal d.lgs. 28 febbraio 2021, n. 36. Cionondimeno, la predetta disposizione è rimasta immutata ed è ora contenuta nell’art. 13, 1° comma, d.lgs. n. 36/2021. Tale disposizione ha costituito una – forse la principale – delle ragioni che ha indotto la dottrina ad ascrivere i sodalizi sportivi professionistici al perimetro delle c.dd. “società di diritto [continua ..]

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2. Il ruolo del tifoso e la sua configurazione come “investitore senza diritti”

Il tema non è nuovo, posto che, specie negli ambienti sportivi, già da qualche anno, sulla scia di quanto avviene con successo in altri Paesi europei, si auspica un coinvolgimento dei supporter nella governance delle società di calcio professionistiche. Il dibattito ha ricevuto, però, nuova linfa dalla succitata legge n. 86/2019, che delegava il Governo ad “individuare forme e condizioni di azionariato e altri strumenti di partecipazione popolare per le società sportive professionistiche”[14], e che, in quest’ambito, introduceva la nomina di un organo consultivo deputato alla “tutela degli interessi specifici dei tifosi”[15]; tale organo è oggi disciplinato dall’art. 13, 7° comma, d.lgs. n. 36/2021. Entrambe le disposizioni, su cui si tornerà separatamente subito infra, sembrano affondare le radici in un sentimento, per così dire, “romantico”, per cui il tifoso verrebbe investito, per la prima volta, di un qualche diritto di voice nella gestione. Vieppiù, il coinvolgimento dei tifosi, oltre ad originare un percorso culturale diverso nel calcio professionistico, si propone come utile a concorrere ad arginare sia i fenomeni di mala gestio talora imputabili ai patron, sia le infiltrazioni criminali che possono trovare terreno fertile proprio nelle file delle tifoserie. La novella prende, dunque, le [continua ..]

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3. La posizione dei tifosi-soci (di minoranza) nelle società di calcio quotate

La forte concentrazione proprietaria che connota le società di calcio italiane rende difficile l’affermazione di modelli proprietari e di governance che coinvolgano le diverse categorie di stakeholder, tra i quali i tifosi. È appena il caso di rammentare che pressoché tutte le squadre militanti in Serie A sono riconducibili ad un unico soggetto economico, o, al più, ad una famiglia. Orbene, tralasciando ipotesi patologiche quali una crisi ovvero altra vicenda singolare, è difficile immaginare che un imprenditore rinunci al “dominio” esclusivo in favore di soggetti estranei al nucleo familiare o, comunque, alla compagine sociale attuale. Giova ora precisare che, ciò che si auspica, è un ingresso dei tifosi nella compagine sociale delle società sportive non fine a se stesso, bensì nella prospettiva di una forma di Mitbestimmung, ossia di cogestione tra soci originari e neo-soci tifosi, sinora del tutto assente nella realtà calcistica italiana. Nell’esperienza italiana vi sono stati taluni – non fortunati – precedenti di azionariato popolare; tra i principali si segnala quello del MyRoma. Quest’ultimo costituisce uno tra i primi modelli associativi di azionariato popolare italiano. Esso è costituito nella forma di supporter trust, sulla base del modello inglese [27], e, come si legge nell’art. 1 [continua ..]

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4. Modelli organizzativi non societari: le associazioni di calcio “professionistiche”

Occorre, dunque, individuare un differente modello organizzativo, o, comunque, un differente approccio. Potrebbe, intanto, ritrovarsi qualche spunto nelle organizzazioni di calcio non professionistico che sovente impiegano la forma giuridica della cooperativa ovvero dell’associazione non riconosciuta. Si è talora ipotizzato che l’azionariato popolare possa rinvenire il modello più consono in quello della società cooperativa [41]. Tratti distintivi come la variabilità del capitale, il voto capitario e il c.d. principio della porta aperta ben si attaglierebbero ad una società di calcio aperta ai supporter. Sennonché, un primo ostacolo è di natura normativa: il dato positivo, già previsto nell’art. 10 della legge n. 91/1981, e oggi identicamente riprodotto nell’art. 13, 1° comma, d.lgs. n. 36/2021, porta fortemente a dubitare della liceità di una società cooperativa con atleti professionisti. Certo, ragionando de iure condendo, se è vero che il vincolo di forma è finalizzato propriamente all’applicazione delle rigorose disposizioni in tema di costituzione e salvaguardia del patrimonio sociale [42], si potrebbe immaginare l’ammissibilità di una cooperativa di calcio professionistico azionaria. Non si comprende, infatti, perché una società di calcio professionistico possa costituirsi in forma di s.r.l., [continua ..]

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5. L’azionariato popolare nel modello tedesco: die 50+1 Regel. Prospettive italiane de iure condendo

Più percorribile potrebbe essere la soluzione – talora prospettata in dottrina – adottata nell’ordinamento sportivo tedesco, ove si è provveduto “scorporando l’attività d’impresa ed imputandola ad un diverso soggetto giuridico, per esempio, ad una società di capitali rispetto alla quale l’associa­zione assume la posizione di socio di comando o, addirittura, di socio unico” [54]. In passato, tutti i club della Bundesliga erano organizzati nella forma associativa delle eingetragener Verein (eV), di proprietà dei tifosi, e gestiti da membri da costoro eletti. Con la Riforma dello Statuto della Federazione di calcio tedesca (DFB) del 24 ottobre 1998, al fine di incrementare la competitività economica delle squadre, si consentì ai club interessati di integrare l’impresa sportiva in una società di capitali di nuova costituzione, che fosse però controllata dalla preesistente associazione di tifosi. Giova ora precisare che lo scorporo e l’imputazione dell’impresa nei sensi descritti costituirono una facoltà e non un obbligo; come è emerso da uno studio [55], vi sono alcuni club – come l’Amburgo o lo Schalke 04 – che optarono per conservare l’originaria, classica, forma associativa dell’eingetragener Verein. La peculiarità di [continua ..]

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6. Considerazioni conclusive

 La realizzabilità di un simile intervento riorganizzativo postula, con tutta evidenza, una fattibilità concreta, oltre che giuridica, nel senso che il buon esito di un azionariato popolare richiede l’esistenza di un bacino d’utenza di tifosi, una diffusione della prospettiva alla base dell’azionariato stesso, le necessarie agevolazioni che possano meglio veicolare una siffatta iniziativa, e, naturalmente, la volontà da parte dei tifosi di partecipare all’iniziativa stessa, da incentivare con benefit connessi alla qualità di socio, quali ad esempio sconti su abbonamenti o gadget in omaggio, che possano rendere più appetibile la partecipazione al capitale. Il che, analogamente a quanto realizzato dal Pordenone, nel­l’ambito di una società costituita in forma di s.p.a. potrebbe agevolmente concretarsi mediante l’emissione di categorie di azioni riservate ai supporter soci e fornite di particolari diritti [63]. Difatti, in virtù della attuale lucratività di tali società, può ritenersi – contrariamente al passato [64] e diversamente dalle società dilettantistiche [65] – pacificamente ammessa la creazione di azioni di categoria speciale, se del caso anche privilegiate sotto il profilo patrimoniale. Tale ultimo aspetto, tuttavia, non si ipotizza possa esaurire il problema [continua ..]

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NOTE

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