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Osservatorio sulla Giurisprudenza del Tribunale di Roma

A cura di Ignazio Cerasa, Marco Mercuri, Emanuele Stabile, Antonio Trillò

(Artt. 24, 52 R.D. 16 marzo 1942, n.267; Artt. 2041, 2043, 2395, 2476, 2497 c.c.)

In materia di procedure concorsuali, la obbligatorietà ed esclusività delle forme dell’accertamento del passivo e la competenza funzionale inderogabile del tribunale fallimentare operano con riferimento non solo alle controversie che traggono origine e fondamento dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, ma anche a quelle destinate ad incidere sul patrimonio del fallito - e sulla procedura concorsuale - in quanto l’accertamento del credito verso il fallito costituisca premessa di una pretesa nei confronti della massa, anche quando diretto a porre in essere il presupposto di una successiva sentenza di condanna.

La legittimazione ad agire per ottenere la reintegrazione del patrimonio della società, una volta dichiaratone il fallimento, spetta in via esclusiva agli organi della procedura concorsuale, legittimati ad esercitare tanto l’azione sociale di responsabilità quanto l’azione dei creditori della società fallita.

L’azione individuale del socio nei confronti dell’amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale, giacché l’art. 2395 c.c. esige che il [continua ..]

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