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Osservatorio sulla giurisprudenza del Tribunale di Milano

Rocco Antonini, Luca Della Tommasina, Marco Ferrari e Marcello Giuliano

TRIBUNALE DI MILANO (sezione specializzata in materia di impresa)

2 luglio 2020 – Marconi, relatore e Riva Crugnola, presidente
R.G. n. 63055/2016 – Sentenza n. 4186/2020

Società di capitali – recesso – recesso ad nutum in società contratte con termine di durata eccedente l’aspettativa di vita del socio

(artt. 2285, 2347, 2473 c.c.)

Nelle società di capitali non trova fondamento normativo il diritto di recesso del socio di società avente durata statutaria superiore alla vita umana, ovvero durata da considerare eccessiva alla stregua della vita umana media, così dovendosi escludere una applicazione analogica dell’art. 2285 c.c. alle società medesime.

Nelle società di capitali l’interesse del socio al disinvestimento, ove il contratto sociale preveda un termine di durata eccedente le sue aspettative di vita, collide con l’interesse dei terzi creditori a non veder pregiudicata la loro unica garanzia generica, costituita dal patrimonio sociale, attraverso l’esercizio imprevedibile di diritti potestativi all’uscita dalla compagine sociale che possano intaccarne la consistenza. (mf)

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TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa)

16 luglio 2020 – Riva Crugnola, Presidente relatore
R.G. 14072/2018 – Sentenza n. 4628/2020

(artt. 1331, 1344, 2265 c.c.)

Il contratto di opzione “put” a prezzo predefinito avente ad oggetto una partecipazione sociale, tale da esonerare l’oblato dalle eventuali perdite emerse tra la conclusione del contratto e l’esercizio dell’opzione, non è di per sé meritevole di tutela.

Tale contratto, in quanto connotato dalla causa di trasferimento della partecipazione sociale, può realizzare in via indiretta l’effetto leonino, vietato dall’art. 2265 c.c., e dunque, ricadere nella previsione ex art.1344 c.c. (mf)

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TRIBUNALE DI MILANO (sezione specializzata in materia di impresa)

25 giugno 2020 – Vannicelli, relatore e Riva Crugnola, presidente
R.G. n. 10547/2018 – Sentenza n. 3725/2020

(art. 2383 c.c.)

Le ragioni che integrano la giusta causa di cui all’art. 2383, co. 3, c.c. debbono essere enunciate specificamente nella delibera assembleare, senza che sia possibile una successiva deduzione in sede giudiziaria di ragioni ulteriori e l’onere di dimostrare la sussistenza della giusta causa di revoca incombe sulla società, trattandosi di un fatto costitutivo della facoltà di recedere dal rapporto amministrativo senza conseguenze risarcitorie. (ra)

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TRIBUNALE DI MILANO (sezione specializzata in materia di impresa)

16 luglio 2020 – Vannicelli, relatore e Riva Crugnola, presidente
R.G. n. 19069/2018 – Sentenza n. 4407/2020

(artt. 1126, 2043 e 2598 c.c.)

Il danno derivante dal compimento di atti concorrenziali illeciti non può mai ritenersi in re ipsa, in quanto, trattandosi di una conseguenza diversa e ulteriore rispetto alla violazione, richiede di essere autonomamente provato secondo i principi generali in materia risarcitoria. Ne consegue che, pur essendo possibile, per la sua liquidazione, una valutazione anche equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c., è comunque necessaria, a monte, la prova almeno presuntiva sia dell’eventus damni che delle sue conseguenze pregiudizievoli, patrimoniali e non. (ra)

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TRIBUNALE DI MILANO (sezione specializzata in materia di impresa)

21 maggio 2020 – Mambriani, presidente e relatore
R.G. n. 12648/2014 – Sentenza n. 2900/2020

(artt. 2377, 2511, 2519 c.c.)

Una deliberazione assembleare che modifichi l’oggetto sociale di una società cooperativa determinando una sostanziale deviazione dall’originario scopo mutualistico deve ritenersi nulla per illiceità dell’oggetto ai sensi dell’art. 2379 c.c., applicabile alle società cooperative in forza dell’art. 2519 c.c.

Sussiste una siffatta alterazione sostanziale dello scopo allorché l’oggetto, prima individuato nell’assegnazione di alloggi “a condizioni più favorevoli di quelle di mercato”, venga parzialmente modificato mediante il riferimento della relativa clausola statutaria “alle migliori condizioni possibili”. Una tale modifica del­l’oggetto sociale, rendendo indeterminata e priva di parametri di riferimento l’as­segnazione degli alloggi da parte degli amministratori della cooperativa, tende a privilegiare gli interessi economico-finanziari della società rispetto all’interesse dei singoli soci a ricevere un’assegnazione a condizioni effettivamente più favorevoli rispetto a quelle praticate dagli operatori del mercato. (ldt)

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TRIBUNALE DI MILANO (sezione specializzata in materia di impresa)

29 giugno 2020 – Mambriani Presidente relatore
R.G. 20621/2017 – Sentenza n. 3755/2020

(artt. 1709, 2260, 2364, 2389 c.c.)

Il diritto all’emolumento riconosciuto dall’assemblea all’amministratore è un diritto individuale non revocabile da parte dell’assemblea dei soci ma suscettibile di essere modificato solo con il consenso dell’amministratore a cui è destinato (mg)

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TRIBUNALE DI MILANO (sezione specializzata in materia di impresa)

1 giugno 2020 – Mambriani Presidente relatore
R.G. 24148/2016 – Sentenza n. 3090/2020

(artt. 160, 161, 163 l. fall; 2476, 2484, 2485, 2486 c.c.)

È da configurarsi una responsabilità degli amministratori di una società nel caso in cui gli stessi presentino una domanda di ammissione al concordato “abusiva”, vale a dire unicamente finalizzata a posticipare ingiustificatamente il fallimento della società (mg)