cian

home / Archivio / Fascicolo / Le s.r.l. con capitale ridotto (semplificate e non semplificate)

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Le s.r.l. con capitale ridotto (semplificate e non semplificate)

Giuseppe Alberto Rescio

Sommario:

1. L’introduzione nell’ordinamento italiano e la progressiva estensione delle s.r.l. con capitale ridotto - 2. L’esito, allo stato, della produzione normativa sulle s.r.l. con capitale ridotto - 3. La semplificazione dei conferimenti in danaro: il ruolo degli amministratori - 4. La conformità al modello standard nella s.r.l. semplificata - 5. La “inderogabilità delle clausole” del modello standard - 6. Capitale ridotto e riserva legale: l’integrazione sistematica dell’art. 2463, 4° comma, con l’art. 2430 c.c. - 7. La “reintegrazione” della riserva legale “diminuita”, le operazioni sul capitale ridotto e l’obiet­tivo del “patrimonio netto vincolato” di euro 10.000 - 8. La s.r.l. con capitale ridotto, semplificata e non, come variante d’arrivo da altra variante o forma societaria - NOTE


1. L’introduzione nell’ordinamento italiano e la progressiva estensione delle s.r.l. con capitale ridotto

Nel 2012 ha fatto ingresso nel nostro sistema la s.r.l. dotata di un capitale ridotto, inferiore ad euro 10.000 e almeno pari a 1 euro 1. Essa vive fin dall’inizio una vita complicata, caratterizzata da ripensamenti e correzioni in corso d’opera da parte di un legislatore indeciso e poco capace; né è chiaro se questo iter tortuoso stia finalmente giungendo a completamento. L’au­tore deve, perciò, avvisare il lettore di un duplice rischio: le riflessioni che vengono presentate possono risultare affrettate in considerazione del pochissimo tempo trascorso dalla legge di conversione, con importanti modifiche, dell’ultimo decreto legge in tema 2; il saggio potrebbe nascere obsoleto, ove – nelle more tra la consegna del lavoro all’editore e la sua pubblicazione – intervenisse l’ennesimo “colpo di coda” su aspetti rilevanti sul piano sistematico. Il fenomeno ha inizialmente assunto una duplice forma, quella della s.r.l. semplificata di cui all’art. 2463-bis c.c. (introdotto dall’art. 1, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, conv. con legge n. 27/2012) e quella della s.r.l. a capitale ridotto di cui all’art. 44, d.l. 22 giugno 2012, n. 83 (conv. con legge n. 134/2012), ed ha conosciuto una certa diffusione, anche considerata la situazione economica nel periodo decorso dall’entrata in vigore (29 agosto 2012): il Consiglio Nazionale del [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. L’esito, allo stato, della produzione normativa sulle s.r.l. con capitale ridotto

L’ultimo intervento legislativo del 2013, per certi versi, ratifica e porta a compimento un’ope­razione al cui esito già si poteva giungere in precedenza sul piano interpretativo. Sotto l’ap­pa­rente duplicità di forme (s.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto) invero già si celava la creazione di un’unica variante interna al tipo s.r.l., contraddistinta da un capitale ridotto, associato alla immediata disponibilità di danaro in misura corrispondente 5. Gli altri elementi tipici di questa variante non rappresentavano un elemento distintivo rispetto alla normale s.r.l.: basti considerare che nulla vieta ad una qualsiasi s.r.l., con apposita clausola statutaria, di limitare alle sole persone fisiche (e, tra queste, anche a chi abbia meno di 35 anni) l’accesso alla compagine sociale e all’amministrazione, così come nulla vieta di prevedere che il capitale sociale debba sempre – al momento della sua creazione – essere immediatamente liberato con versamenti in danaro. L’apparente duplicità di varianti in realtà era, e resta, semplicemente connessa ad una restrizione nella invocabilità di un beneficio ulteriore rispetto al capitale ridotto: l’agevolazione concessa nella sola fase di costituzione mediante l’esenzione dai costi notarili e fiscali/ammi­ni­strativi. La quale veniva legata a condizioni prive di implicazioni sul [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. La semplificazione dei conferimenti in danaro: il ruolo degli amministratori

A proposito di semplificazioni, vi è ormai una forma minore di “semplificazione” che si riscontra nella fase costitutiva di ogni s.r.l. Si tratta della sostituzione generalizzata del versamento del danaro, oggetto di conferimento, prima dell’atto costitutivo su conto bancario indisponibile sino ad avvenuta iscrizione nel registro delle imprese, con il versamento del medesimo nelle mani degli amministratori: una misura che opportunamente consente la fruibilità immediata ed integrale del capitale sociale (e dell’eventuale sovrapprezzo) per favorire il compimento di quegli atti organizzativi e, se del caso, già operativi che servono all’impresa societaria per abbreviare la fase di start-up e più rapidamente accedere ai mercati interessati. Al vincolo di indisponibilità bancaria sul 25% dei conferimenti pecuniari si sostituisce, dunque, un versamento che alla lettera deve essere effettuato all’organo amministrativo nominato nell’atto costitutivo, con indicazione dei mezzi di pagamento nel medesimo atto. Nei limiti in cui ci si può occupare del tema in questo studio, invero destinato agli interventi specifici sulle s.r.l. con capitale ridotto, può rilevarsi che la prescrizione va interpretata proprio alla luce del manifesto intento di semplificazione e di razionalizzazione: essa, in sostanza, richiede certezza e assunzione di responsabilità sulla disponibilità [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. La conformità al modello standard nella s.r.l. semplificata

L’unica “semplificazione” a cui la denominazione s.r.l.s. rimanda oggi consiste nella conformità dell’atto costitutivo al modello standard tipizzato, che nel momento in cui si scrive è ancora quello incluso nella Tabella A allegata al d.m. n. 138/2012. La “conformità” prevista dall’art. 2463-bis, 2° comma, c.c., è funzionale alla riduzione al minimo delle prestazioni gratuitamente richieste al notaio (redazione dell’atto costitutivo per atto pubblico, effettuazione dei controlli di legalità, esecuzione degli adempimenti successivi all’atto). Sennonché il citato modello di riferimento – che è da aggiornare soprattutto a seguito della recente ricordata estensione dell’area dei soci a tutte le persone fisiche 9 – si presenta non già come un articolato di rigida applicazione, bensì come uno schema che, salvo alcune imprescindibili clausole, risulta ricco di opzioni ed aperto a diverse soluzioni rimesse ai soci interessati 10. A parte la comprensibile mancanza di predeterminazione, anche solo per categorie, delle attività rientranti nell’oggetto sociale (art. 2 del modello), e la meno comprensibile assenza di indicazioni su aspetti come la durata della società e la data di chiusura degli esercizi sociali, si noti quanto segue. i) L’art. 1 del modello consente la eventuale previsione di sedi secondarie [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. La “inderogabilità delle clausole” del modello standard

Questa conclusione, tuttavia, deve fare i conti con la recentissima aggiunta, nell’art. 2463-bis c.c., di un 3° comma del seguente tenore: “le clausole del modello standard tipizzato sono inderogabili”. Viene da chiedersi quale sia il significato di questa, apparentemente inutile, precisazione. Alla lettera l’inderogabilità delle clausole comporta che esse non possano essere sostituite da altre che introducano regole diverse da quelle che le clausole impongono. Ma, v’è subito da dire, ciò non è mai stato dubbio: nessuno ha mai ipotizzato che si potessero derogare quelle clausole. Piuttosto si è preso atto della accentuata incompletezza di quelle clausole e si è constatato che proprio quelle clausole in molti punti ammettono, e in una certa misura richiedono, di essere integrate o sviluppate o chiarite nella loro effettiva portata, suscettibile di più direzioni. Ora l’inderogabilità delle clausole di un contratto (o atto unilaterale) non è affatto incompatibile con la loro integrazione sia nei punti niente affatto regolati (es. durata), sia nei punti regolati in senso generale o in modo assai superficiale (es. l’organo amministrativo è composto da uno o più amministratori; all’organo amministrativo spetta la rappresentanza), ma muti nella loro concretizzazione a fini operativi. Insomma, il significato attribuibile [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


6. Capitale ridotto e riserva legale: l’integrazione sistematica dell’art. 2463, 4° comma, con l’art. 2430 c.c.

Dalla s.r.l. semplificata, dunque, l’attenzione si sposta sulla principale innovazione: la s.r.l. con capitale ridotto. Essa, rispetto alla prima versione edita, si contraddistingue per due caratteristiche che la avvicinano alla s.r.l. ordinaria ed una che la differenzia e la contraddistingue. Le prime due consistono nell’essere tale variante ora disponibile per ogni socio, anche non persona fisica, e nel fatto che si rinunzia a segnalare la presenza di un capitale inferiore ad euro 10.000 nella denominazione sociale. La terza attua una “difesa” del capitale mediante il rafforzamento della riserva legale, cioè della riserva che si realizza tramite l’accantonamento, imposto dalla legge, di una parte degli utili netti risultanti dal bilancio sino al raggiungimento della soglia prevista: mentre nelle s.p.a. e nelle s.r.l. con capitale non inferiore ad euro 10.000 l’ac­can­tonamento obbligatorio, come è noto, concerne il 5% degli utili sino a che la riserva raggiunga il 20% del capitale, in ogni s.r.l. con capitale ridotto occorre accantonare almeno il 20% (un quinto) degli utili sino a che l’ammontare della riserva e quello del capitale insieme raggiungano euro 10.000. Ora si tratta di capire in quali rapporti questa riserva legale si ponga con la ordinaria riserva legale valevole per tutte le s.r.l. (ex art. 2430 c.c., richiamato dall’art. 2478-bis c.c.); avendo la prima proprie specificità [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


7. La “reintegrazione” della riserva legale “diminuita”, le operazioni sul capitale ridotto e l’obiet­tivo del “patrimonio netto vincolato” di euro 10.000

Può aggiungersi ancora qualche riflessione sulla prescrizione, contenuta nell’ultimo periodo del 4° comma dell’art. 2463, per la quale la riserva “deve essere reintegrata a norma del presente comma se viene diminuita per qualsiasi ragione”. Si replica, così, nel caso di specie, quanto già dispone l’art. 2430, 2° comma, c.c. per la riserva legale ordinaria. Ma ci si può chie­dere per quali ragioni, oltre alle perdite, può “diminuire” la riserva de qua. Non v’è dubbio che la riserva possa essere erosa da perdite di esercizio, le quali secondo i principi [[23]] gravano prima sulle eventuali riserve meno vincolate, poi erodono la riserva legale e soltanto per la differenza incidono sul capitale [[24]]. Su ciò nulla quaestio. Ed è appena il caso di ricordare che, non potendo incidere le perdite direttamente sul capitale, non è ipotizzabile che per questa ragione – cioè a causa di un capitale ridotto per perdite e per compensare tale riduzione – la riserva legale, di ammontare in ipotesi inalterato o solo parzialmente diminuito, sia da ricostituire e da aumentare. Una ipotesi di questo genere, invece, deve almeno teoricamente affacciarsi per il caso di riduzione reale del capitale. Nell’assenza di espresse disposizioni in deroga, almeno a prima vista potrebbe sembrare che anche un capitale inferiore ad [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


8. La s.r.l. con capitale ridotto, semplificata e non, come variante d’arrivo da altra variante o forma societaria

Un aspetto problematico di notevole rilevanza teorica e pratica, come emerge sin dai primi commenti sulle s.r.l. con capitale ridotto, è quello delle barriere al passaggio da una forma societaria all’altra. L’unico passaggio che oggi si può dire senz’altro favorito dal legislatore – come appare chiaro dalla esplicita imputabilità a capitale della riserva legale formata ai sensi dell’art. 2463, 4° comma, c.c. – è quello da s.r.l. con capitale ridotto (semplificata e non) a s.r.l. con capitale ordinario; e può ritenersi certamente consentita la sua trasformazione omogenea o eterogenea in altro tipo di società o ente 26. In questi casi, escluso che il passaggio tra le varianti interne al tipo s.r.l. diano causa al recesso del socio 27 non trattandosi di trasformazione del tipo 28, ci si può chiedere soltanto quale sia la sorte della riserva legale, se essa non venga interamente utilizzata per l’aumento del capitale sociale; e la risposta sembra intuitiva: essendosi esaurita la funzione assegnatale dall’art. 2463, 4° comma, c.c., essa rimane vincolata (in caso di passaggio a s.r.l. ordinaria o a società azionaria) nei limiti di cui all’art. 2430, cioè entro il limite del quinto del nuovo capitale, divenendo per l’eccedenza una riserva pienamente disponibile e distribuibile. Rimane poco chiaro, invece, sia il passaggio interno tra [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio