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Osservatorio sulla Giurisprudenza del Tribunale di Palermo

Giordano Bua, Salvatore Casarrubea, Ignazio Gucciardo, Maria Vittoria Zammitti

 

TRIBUNALE DI PALERMO, Sezione V civ. specializzata in materia di impresa ord. 28 aprile 2020 – F. Marasà, Giudice estensore

R.G. n. 13957-1/2019 (ordinanza)

(Art. 670, n. 1, c.p.c.)

Al requisito normativo della pendenza di una controversia sulla proprietà o sul possesso del bene oggetto di domanda di sequestro giudiziario va attribuita un’ampia accezione, in conformità al consolidato principio della giurisprudenza di legittimità secondo il quale: “ai sensi dell’art. 670, n. 1, cod. proc. civ. possono formare oggetto di sequestro giudiziario non solo i beni ordinari ai quali sia stata esercitata un’a­zione di rivendica, di reintegrazione, o di manutenzione, ma anche quelli che abbiano dato luogo ad una controversia dalla cui decisione può scaturire una statuizione di condanna alla restituzione o al rilascio, eventualmente in accoglimento di un’a­zio­ne personale, di cosa a qualsiasi titolo pervenuta nella disponibilità di altri, come nel caso di azione di riduzione di donazioni da parte del legittimario leso”.

Ne deriva che, ai fini della concessione del sequestro giudiziario, il requisito della sussistenza di controversia sulla proprietà e sul possesso sussiste anche quando sia stata proposta azione contrattuale (di nullità, rescissione, annullamento, simulazione) che, se accolta, importi condanna alla restituzione di un bene, e così anche se si versi in ipotesi di azioni personali aventi ad oggetto la restituzione della cosa da altri detenuta.

(Artt. 2484, 2485, 1° comma e 2486, 1° comma, c.c.)

La situazione di stabile ed irreversibile incapacità a deliberare dell’organo assembleare è causa idonea a configurare lo scioglimento della società per impossibilità di funzionamento dell’assemblea. Tale causa opera di diritto, alla luce degli artt. 2485, comma 1, c.c., che impone agli amministratori di “accertare” il verificarsi di una causa di scioglimento e 2486, comma 1, c.c., che riconduce “al verificarsi di una causa di scioglimento” il momento a partire dal quale gli amministratori conservano il potere di gestire la società ai soli fini della conservazione dell’inte­grità e del valore del patrimonio sociale.

(Artt. 2479, 2° comma, n. 5, 2484 c.c.)

L’articolo 2479, comma 2, n. 5, c.c., nella parte in cui riserva alla competenza dei soci “la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo”, è volto ad evitare, durante il fisiologico esercizio dell’attività sociale, l’effettuazione di operazioni che mutino radicalmente l’oggetto statutario della società in mancanza di una previa conforme decisione dei soci. Al contrario, al verificarsi di una causa di scioglimento della società, essendo ormai impossibile perseguire l’oggetto sociale programmato, la disposizione non sarà più operante. Con la conseguenza che, in tale frangente, non potranno considerarsi affetti da nullità gli atti modificativi dell’oggetto sociale compiuti dall’amministratore senza il consenso dei soci.

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TRIBUNALE DI MARSALA, Sezione civile – 28 aprile 2020 Bellafiore,Giudice estensore

R.G. n. 1477/2018

(Art. 2259 c.c.; art. 34, d.lgs. n. 5/2003)

Le controversie in materia societaria possono, in via generale, formare oggetto di compromesso, con esclusione di quelle che hanno ad oggetto diritti indisponibili o che concernono violazione di norme poste a tutela dell’interesse collettivo dei soci o dei terzi. Di conseguenza, non è compromettibile in arbitri l’azione di revoca per giusta causa di un amministratore di società in accomandita semplice ex art. 2259 c.c., fondata sulla violazione da parte dell’amministratore medesimo delle disposizioni che prescrivono non solo la precisione e la chiarezza dei bilanci, ma anche l’obbligo di consentire ai soci il controllo della gestione sociale, trattandosi di disposizioni preordinate alla tutela di interessi non disponibili da parte dei singoli soci e perciò non deferibili al giudizio degli arbitri.

(Art. 34, d.lgs. n. 5/2003)

L’art. 34 d.lgs. 5/2003, in base al quale gli atti costitutivi delle società possono, mediante clausole compromissorie, prevedere la devoluzione ad arbitri di alcune ovvero di tutte le controversie insorgenti tra i soci o tra i soci e la società che abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale, deve reputarsi applicabile anche alle società di persone, purché commerciali. Pertanto, ove l’atto costitutivo di tali società preveda una clausola compromissoria che non rispetti i requisiti, in punto di nomina degli arbitri, indicati dall’art. 34, comma 2, d.lgs. 5/2003, la nullità di tale pattuizione comporta che la controversia societaria possa essere introdotta soltanto davanti all’autorità giudiziaria ordinaria.

(Art. 2259, comma 3, c.c.)

Ai sensi dell’art. 2259, comma, 3 c.c. la revoca per giusta causa dell’ammini­stra­tore nominato con il contratto sociale “può (…) essere chiesta giudizialmente da ciascun socio”, sicché, in base al menzionato disposto normativo, la legittimazione ad agire – intesa quale diritto potestativo dell’istante di ottenere dal giudice una decisione nel merito e quale identità tra colui che esperisce l’azione e colui al quale la legge riconosce il potere di proporla, vale a dire come condizione dell’azione, peraltro rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo, e che deve sussistere non solo al momento della proposizione della domanda, ma per tutta la durata del processo, fino alla pronuncia definitiva – spetta unicamente in capo al soggetto che riveste la qualità di socio. Il sopravvenuto scioglimento del rapporto sociale per esclusione o recesso del socio, in pendenza di giudizio, comporta la perdita di tale legitimatio ad causam.

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TRIBUNALE DI AGRIGENTO, Sezione Unica Civile – 22 luglio 2019

Margiotta,Giudice

R.G.V.G. n. 1285/2019 (ord.)

(Artt. 2190, 2285, 2320 c.c.; art. 16 d.p.r. n. 581/1995)

La comunicazione di recesso del socio è immediatamente efficace nel momento in cui giunge a conoscenza, anche solo legale, degli altri soci, senza necessità di una verifica giudiziale sulla effettiva sussistenza della giusta causa di recesso.

Gli altri soci potranno chiedere l’accertamento del presupposto di fatto dell’ini­zia­tiva del socio e la sentenza che dovesse escludere la giusta causa avrebbe efficacia ex tunc.

Essendo la notizia del recesso un’ipotesi di modificazione dell’atto costitutivo di cui la legge prevede, ai sensi dell’art. 2300 c.c., l’iscrizione del registro delle imprese, è possibile procedere, in caso d’inerzia dell’organo amministrativo, all’i­scri­zione d’ufficio della notizia del recesso da parte del socio, giusto l’art. 2190 c.c.

(Artt. 2190, 2285, 2320 c.c.)

In una società di due soci, di cui uno solo ricopra la carica di amministratore, affinché la dichiarazione di recesso produca i propri effetti, è sufficiente che l’altro socio abbia avuto conoscenza legale del recesso anche nella sola qualità di socio amministratore (nel caso di specie il socio recedente aveva indirizzato la propria dichiarazione di recesso all’indirizzo di posta elettronica certificata della società e, dunque, all’amministratore e unico altro socio della società dalla quale intendeva recedere).

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COLLEGIO ARBITRALE, 18 marzo 2020 Ziino, Presidente – Gambino, Abbate, Componenti

(Artt. 2377, 2487, 1° comma, lett. b) e 2°, c.c.)

Qualora l’atto costitutivo o lo statuto di una società a responsabilità limitata prevedano una specifica disciplina in ordine alla nomina dei liquidatori e alla individuazione dei criteri di svolgimento della liquidazione ex art. 2487, comma 1, c.c., l’intervento dell’autorità giudiziaria di cui al successivo comma 2 non trova applicazione. Tale norma ha carattere suppletivo e si applica solamente laddove, in mancanza della preventiva regolamentazione statutaria della liquidazione, cui la legge attribuisce valore preminente, sia necessario superare la situazione di eventuale stallo in cui può trovarsi la società.

(Artt. 2377, 2487, comma 1, lett. c), c.c.)

Nella delibera di nomina dei liquidatori, l’indicazione dei criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione, ex art. 2487, comma 1, lett. c), c.c., è da reputarsi non necessaria; con la conseguenza che la loro mancata inclusione non pregiudica la validità della delibera di nomina dei liquidatori.