crisi impresa

home / Archivio / Fascicolo / “Contratto di rete” e attività di direzione e coordinamento

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


“Contratto di rete” e attività di direzione e coordinamento

Enrico Mugnai

Sommario:

1.  Il contratto di rete nella prospettiva dell’autonomia privata in materia di gruppi: due possibili “scenari” applicativi - 2. Sulla (prospettata) distinzione tra rete e gruppo di imprese - 3.  Un nuovo approccio metodologico: ripensare il tema alla luce della disciplina “positiva” del contratto di rete - 4.  Il contratto di rete come nuovo tipo contrattuale a caratterizzazione causale “debole” - 5. Contratto di rete e attività di direzione e coordinamento - 6.  Segue: il contratto di rete in funzione della regolamentazione dei rapporti tra società già soggette a direzione e coordinamento - 7.  Segue: il contratto di rete in funzione della costituzione (e la disciplina) di un gruppo (paritetico) tra società cooperative - NOTE


1.  Il contratto di rete nella prospettiva dell’autonomia privata in materia di gruppi: due possibili “scenari” applicativi

È opinione ormai largamente condivisa che la disciplina dei gruppi di imprese, quale contenuta, tra l’altro ed in specie negli artt. 2497 e ss., c.c., possa e debba essere interpretata in termini di “diritto di organizzazione”, oltreché “di diritto di protezione” 1. In questa prospettiva, la disposizione generale sulla responsabilità della società o ente capogruppo, se innegabilmente ispirata e rispondente ad istanze “immediate” di tutela e di protezione degli interessi potenzialmente pregiudicati dei soci di minoranza e dei creditori, viene, al tempo stesso, a delineare e legittimare un peculiare modello di organizzazione e gestione dell’impresa (impresa organizzata in “forma di gruppo”) fondato sull’esercizio (legittimo) dell’attività direzione e coordinamento su società, modello organizzativo che, come tale, presuppone l’elabo­razione e l’individuazione di regole di azione, di organizzazione e di procedimento, oltre che di responsabilità 2. La disciplina legale, da un lato, opera attraverso il richiamo di clausole generali, imponendo il rispetto dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nel perseguimento dell’interesse di gruppo 3, dall’altro, anche fuori della relativa sedes materiae, contempla una serie di disposizioni specifiche che incidono su singoli aspetti del [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. Sulla (prospettata) distinzione tra rete e gruppo di imprese

È noto come, in una prospettiva di carattere eminentemente descrittivo, la “rete di imprese” sia stata identificata con “quell’insieme di relazioni di tipo cooperativo e tendenzialmente stabili tra due o più imprese formalmente e giuridicamente distinte, anche concorrenti, tra le cui attività esista o si generi una qualche interdipendenza ed emerga un’esigenza di coordinamento, alla quale la rete risponda ricorrendo a strumenti di governo diversi, formali e informali, contrattuali e non” 9. Se, dunque, dal punto di vista economico, la rete è stata qualificata come un “ibrido”, una sorta di compromesso tra le tradizionali e generali categorie dello scambio contrattuale (markets) e le strutture gerarchiche integrate (hierarchies) 10, la cui funzione principale risiede nel realizzare forme di collaborazione, aventi ad oggetto attività relative, in genere (ma non necessariamente), ad una o più fasi della filiera produttiva, dal punto di vista giuridico, il tratto distintivo del fenomeno è stato, invece, individuato nel mantenimento della piena autonomia ed indipendenza da parte delle imprese partecipanti, consentendo forme organizzative legate esclusivamente al potere contrattuale e non già al controllo proprietario 11. In quest’ultima prospettiva, nella letteratura giuridica la “rete” è stata considerata uno strumento [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3.  Un nuovo approccio metodologico: ripensare il tema alla luce della disciplina “positiva” del contratto di rete

La tesi ricostruttiva ora esposta necessita, tuttavia, di essere verificata e ripensata alla luce di un diverso e più specifico approccio metodologico, che, nella prospettiva del diritto positivo, reinterpreti il rapporto rete/gruppo assumendo a riferimento, innanzitutto, la disciplina legale “tipica” del contratto di rete, così come introdotta dal d.l. n. 5/2009 e di seguito, più volte, modificata. 14 Al riguardo, occorre infatti evidenziare che la disciplina legale introdotta dal Legislatore sul “contratto di rete” non vuol essere né può considerarsi, a rischio di fraintendimenti dalle pericolose ricadute pratico-interpretative, come disciplina delle “reti di imprese” genericamente intese 15. In essa, piuttosto, deve leggersi il tentativo (su questo piano sicuramente meritevole) di fornire alle imprese un nuovo possibile “modello” di regolamentazione negoziale delle relazioni di rete e ciò – secondo l’interpretazione da ritenersi preferibile anche alla luce delle ultime modifiche legislative – attraverso l’introduzione nell’ordinamento di una specifica figura contrattuale, indefettibilmente caratterizzata dalla comunione di scopo 16 e potenzialmente idonea ad assumere rilievo propriamente associativo, configurandosi quale (nuovo) strumento tipico per l’esercizio dell’impresa collettiva in forma non societaria 17. Un [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4.  Il contratto di rete come nuovo tipo contrattuale a caratterizzazione causale “debole”

Nella prospettiva segnata si rende pertanto necessario individuare, in primo luogo, gli elementi funzionali e strutturali caratterizzanti il contratto di rete sulla base della disciplina legale. Al riguardo, la nozione di “contratto di rete” fissata dal Legislatore del 2010 (e sopra anticipata) sembrerebbe individuare gli elementi essenziali della fattispecie: – sotto il profilo soggettivo, nella qualità di imprenditori delle parti; – sul piano dello scopo, nell’accrescimento della capacità innovativa e della competitività delle imprese partecipanti, sia individualmente che collettivamente intese; – quanto all’oggetto, in una pluralità di possibili attività, che vanno dallo scambio di informazioni e prestazioni, alla collaborazione in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle rispettive imprese, sino al vero e proprio esercizio in comune di un’attività di impresa. A tali indicazioni corrisponde, sul piano strutturale ed organizzativo, il riconoscimento di un amplissimo spazio di “manovra” all’autonomia privata. La richiamata legge n. 122/2010, contribuendo, infatti, a chiarire alcuni dubbi interpretativi sollevati dall’originaria previsione legislativa, è venuta a precisare come il contratto in oggetto possa prevedere sia l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, sia la nomina di un organo [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. Contratto di rete e attività di direzione e coordinamento

Sulla base della ricostruzione che precede, può, dunque, tornarsi all’oggetto principale del presente contributo, riassumibile nel rapporto tra il contratto di rete “tipico” e i fenomeni di gruppo tra società, tema che, come in parte già anticipato e chiarito, si ritiene debba essere impostato nei termini, per così dire, di un giudizio di “compatibilità”, avendo riguardo, da un lato, alla seppur debole caratterizzazione tipologica e causale del contratto in esame, e, dall’altro, alla disciplina positiva dei gruppi di imprese e, più in particolare – anche nella prospettiva delle forme di “autodisciplina” organizzativa – alle specifiche “condizioni di legittimità” cui risulta subordinato l’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento. In via di prima approssimazione, è stato correttamente osservato che, sebbene i concetti di “autonomia” ed “indipendenza” appaiano, dal punto di vista descrittivo, in qualche misura “connaturali” ai fenomeni di rete, gli stessi, tuttavia, non trovano alcuna esplicita “asseverazione” nella disciplina legale del contratto di rete, dovendosi sul punto concludere che per “il legislatore, e ai fini del contratto, è normale ma non escluso che tra le imprese partecipanti non intercorrano relazioni di partecipazione al capitale, o altri [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


6.  Segue: il contratto di rete in funzione della regolamentazione dei rapporti tra società già soggette a direzione e coordinamento

Alla luce delle considerazioni svolte, appare dunque consentito tornare alle specifiche ipotesi “applicative” fatte oggetto di approfondimento. In primo luogo, in una prospettiva di carattere generale, si ritiene che il contratto di rete possa essere legittimamente utilizzato allo scopo di governare e regolare contrattualmente relazioni plurilaterali e fenomeni di coordinamento tra società operanti all’interno di un gruppo di imprese (sia esso gerarchico o paritetico) già costituito 40. Più in particolare, il contratto di rete tipico potrebbe rappresentare, anzitutto, uno strumento alternativo e/o cumulativo agli stessi regolamenti di gruppo, potendo al pari di quest’ultimi soddisfare le medesime esigenze di “specificare, agevolare e razionalizzare le relazioni infraorganiche, interorganiche e intersocietarie di gruppo” 41, seppur nell’ambito di una più ampia disciplina contrattuale (e non già “unilaterale”), tale da imprimere una specifica configurazione strutturale e funzionale al rapporto di gruppo 42. In questo senso, la “contrattualizzazione” dell’attività di direzione e coordinamento attraverso il contratto di rete potrebbe consentire, tra l’altro, una sorta di spe­cificazione e semplificazione (negoziale) della regola dei vantaggi compensativi 43. Se è vero, infatti, che nel contratto di rete dovranno essere [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


7.  Segue: il contratto di rete in funzione della costituzione (e la disciplina) di un gruppo (paritetico) tra società cooperative

Meritevole di ulteriore approfondimento è, poi, la seconda ipotesi cui si intende accennare, attinente al possibile “utilizzo” del contratto rete per la costituzione (e la disciplina) di un gruppo (paritetico) tra società cooperative come strumento alternativo al modello contrattuale delineato dall’art. 2545-septies c.c. 49. Il profilo può essere affrontato partendo da alcuni spunti interpretativi relativi alla suddetta fattispecie normativa. In merito, è discusso in dottrina se il predicato carattere “paritetico” del gruppo assuma un rilievo, per così dire, “procedurale”, dovendo l’esercizio dell’attività di direzione unitaria necessariamente essere “democraticamente concertato” tra le imprese aderenti 50, o se, al contrario, essa si riferisca unicamente ai criteri inderogabili di decisione nel rispetto dei quali tale potere deve essere esercitato 51. A prescindere da tale questione, per quanto qui più interessa, merita evidenziare che: i) ai sensi dell’art. 2545-septiesc., il «gruppo cooperativo paritetico» può essere costituito «anche in forma consortile», indicazione, quest’ultima, che attraverso il riferimento ad una delle forme storiche di organizzazione dellamutualità di gruppo, rende esplicita la possibilità «che il gruppo coinvolga una struttura consortile [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio