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Osservatorio sulla Giurisprudenza del Tribunale di Roma

A cura di Ignazio Cerasa, Marco Mercuri, Emanuele Stabile, Antonio Trillò

Sommario:

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TRIBUNALE DI ROMA, 18 marzo 2019 Di Salvo, Presidente – Cardinali, Giudice – Buonocore, Relatore R.G. n. 35400/2016

Società – Società di capitali – Società per azioni – Deliberazione di approvazione del bilancio – Violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza – Nullità – Compromettibilità in arbitri – Esclusione

(Artt. 2379, 2423, 2423 bis, 2424, 2426, 2427 c.c.; 34, 35, 36, 37 d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5)

La compromettibilità in arbitri delle controversie endosocietarie riposa sul presupposto che le stesse non involgano diritti indisponibili, la cui protezione sia assicurata mediante la predisposizione di norme inderogabili. La loro violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata da una qualsiasi iniziativa di parte, così nel caso delle norme dirette a garantire la chiarezza e la precisione del bilancio di esercizio.

 Non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto l’impugnazione della deliberazione di approvazione del bilancio di società per difetto dei requisiti di verità, chiarezza e precisione, la cui inosservanza rende la delibera di approvazione illecita e, quindi, nulla per illiceità dell’oggetto. Nonostante la previsione di termini di decadenza dall’impugnazione, con la conseguente sanatoria della nullità, le norme dirette a garantire tali principi non solo sono imperative, ma, poiché poste a tutela di interessi che trascendono i limiti della compagine sociale e riguardano anche i terzi , del pari destinatari delle informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società , trascendono l’interesse del singolo ed attengono a diritti indisponibili.

 Un bilancio redatto in violazione dell’art. 2423, 2° comma, c.c. è, di per sé, illecito e costituisce l’oggetto illecito della deliberazione assembleare che lo abbia approvato: il bilancio di una società di capitali deve considerarsi illecito tanto in ragione della divaricazione fra risultato effettivo dell’esercizio e quello di cui il bilancio dà contezza, quanto in tutti quei casi nei quali dal bilancio stesso e dai relativi allegati non sia possibile desumere l’intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite con riguardo alle singole poste di cui è richiesta l’iscrizione. (at)

 

TRIBUNALE DI ROMA, 12 giugno 2019 – Bernardo, Giudice designato R.G. n. 14884-1/2019

Società – Società di capitali – Società per azioni – Delibera assembleare – Efficacia – Esecuzione – Sospensione – Ricorso cautelare

(Artt. 2378, commi 3 e 4, c.c., 700 c.p.c.)

Un qualsiasi atto giuridico è destinato a produrre un duplice ordine di effetti: effetti giuridici ed effetti materiali, che si collocano evidentemente su due piani distinti. Del resto, non sempre alla produzione dell’effetto giuridico deve necessariamente conseguire l’adeguamento ad esso della realtà materiale, essendovi atti che esauriscono i loro effetti sul terreno del valore giuridico, senza bisogno di attività che ne integrino l’esecuzione. Devesi, pertanto, ritenere che la sospensione operi sul piano degli effetti giuridici e non su quello della mera realtà fenomenica, risultando quindi svincolata dalle modificazioni della realtà nel frattempo intervenute, le quali dovranno essere conformate alla nuova situazione giuridica sotto il profilo degli aspetti restitutori e ripristinatori. Il termine esecuzione contenuto nell’art. 2378 c.c. va interpretato come riferito alla attuazione degli effetti giuridici prodotti dall’atto. Del resto, in caso contrario, non si giustificherebbe la minore ampiezza del sindacato cautelare dell’autorità giurisdizionale ordinaria rispetto a quello riconosciuto agli arbitri. Sicché, l’unico limite alla concedibilità della sospensione va individuato nella avvenuta compiuta produzione degli effetti giuridici dell’atto impugnato, che comporti esiti irreversibili. La sottoscrizione del citato Accordo … rappresenta esclusivamente il primo atto esecutivo della delibera, i cui effetti giuridici, tuttavia, sono destinati ancora a prodursi e sono ancora idonei ad incidere sulla organizzazione societaria e sull’attività successiva, non essendo stata ancora portata a termine l’intera operazione. Sicché, non risultando ancora prodotti tutti gli effetti giuridici della delibera impugnata con esiti irreversibili, la istanza di sospensione della sua efficacia risulta ancora ammissibile. (es)

 

TRIBUNALE DI ROMA, 2 agosto 2019 Di Salvo, Presidente – Cardinali, Giudice – Romano, Relatore R.G. n. 81813/2016

Società – Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità – Azzeramento e contestuale aumento del capitale sociale – Mancata sottoscrizione del socio – Perdita della legittimazione attiva – Improcedibilità dell’azione

(Artt. 2476, 2482-ter c.c.; 81, 100 c.p.c.)

L’art. 2476, 3° comma, c.c., legittima il singolo socio di società a responsabilità limitata a fare valere nel processo in nome proprio, ma nell’interesse della società, il diritto al risarcimento del danno cagionato al patrimonio sociale dall’inadempi­mento dell’amministratore alle obbligazioni derivanti dall’incarico di preposizione gestoria, di cui è titolare. Il diritto fatto valere dal socio appartiene alla società  che potrebbe in ipotesi ugualmente esercitarlo , e la legge lo autorizza ad esercitarlo in giudizio nell’interesse della società stessa, che assume la veste di litisconsorte necessaria.

 Il difetto della qualità di socio in capo all’attore al momento della proposizione della domanda o al momento della decisione della controversia esclude la sussistenza in lui dell’interesse ad agire per evitare la lesione attuale di un proprio diritto e per conseguire con il giudizio un risultato pratico giuridicamente apprezzabile.

 La mancata sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale conseguente al suo azzeramento comporta la perdita della qualità di socio, e l’improcedibilità del­l’azione per il venir meno di una sua condizione, la legittimazione di agire in capo al soggetto che abbia promosso il giudizio. La titolarità del diritto di azione risarcitoria del socio  in veste di sostituto processuale della società  permane fin tanto che permane la qualità di socio: non può essere riconosciuta anche a colui l’abbia perduta. (at)

 

TRIBUNALE DI ROMA, 10 ottobre 2019 Di Salvo, Presidente – Ruggiero, Giudice – Scerrato, Relatore R.G. n. 41750/2019

Società – Società di capitali – Società per azioni – Delibera assembleare – Efficacia – Esecuzione – Sospensione – Reclamo contro provvedimenti cautelari

(Artt. 2378, commi 3 e 4, c.c., 669-terdecies c.p.c.)

Ribadisce il Collegio l’adesione all’orientamento, prevalente in giurisprudenza, che interpreta la disposizione di cui all’art. 2378, 3° e 4° comma, c.c. in senso estensivo anche alla sospensione dell’efficacia delle deliberazioni impugnate, quando l’esecuzione della deliberazione mantiene la potenzialità di continuare ad esplicare effetti giuridici, alla cui inibizione è finalizzata la richiesta di sospensione. Fatte queste precisazioni, va quindi concluso che, sino a quando perdura l’ef­ficacia della deliberazione, il provvedimento cautelare di sospensione previsto dall’art. 2378, 3° e 4° comma, c.c. può ritenersi astrattamente ammissibile. Del resto, diversamente opinando e dando rilievo al mero dato letterale, si arriverebbe a sostenere che, in materia di sospensione delle deliberazioni assembleari, il giudice ordinario abbia un raggio di azione ed un potere decisorio inferiore a quello degli arbitri, ai quali invero l’art. 35, 5° comma, D.Lgs. 5/2003 (ancora in vigore per la parte relativa all’arbitrato) riconosce, in materia appunto di impugnazione di deliberazioni assembleari (nei casi in cui ciò è possibile), il “… potere di disporre, con ordinanza non reclamabile, la sospensione dell’efficacia della delibera …” e non della semplice esecuzione della delibera stessa, come invece prevede testualmente il ricordato art. 2378, 3° comma, c.c. La deliberazione … ha esaurito tutti i propri effetti, anche a livello giuridico, a seguito dell’avvenuta sottoscrizione del contratto …, destinato – esso stesso e non la deliberazione a monte – a disciplinare le successive fasi esecutive della complessa operazione … deve essere rigettata la domanda cautelare di sospensione dell’efficacia della deliberazione impugnata. (es)

 

TRIBUNALE DI ROMA, 15 novembre 2019 – De Lorenzo, Giudice Monocratico R.G. n. 76314/2010

Società – Società di capitali – Fusione – Vicenda modificativa dello stesso soggetto giuridico – Prosecuzione rapporti giuridici – Centro unitario di rapporti preesistenti

(Art. 2501 c.c.)

 La fusione si configura non come una vicenda successoria, bensì come un evento modificativo incidente solo sull’organizzazione della compagine societaria e non sulla sua esistenza. In particolare la fusione non determina l’estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell’ipotesi di fusione paritaria, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo – modificativa dello stesso soggetto giuridico che conserva la propria identità pur in un nuovo assetto organizzativo realizzandosi, pertanto, la mera prosecuzione dei rapporti giuridici nel soggetto unificato quale centro unitario di imputazione di tutti i rapporti preesistenti. (mm)

 

TRIBUNALE DI ROMA, 9 dicembre 2019 – Monastero, Relatore R.G. n. 18988/2019

Società – Società di capitali – Società per azioni – Fallimento – Curatore fallimentare – Azione sociale di responsabilità – Azione di responsabilità verso i creditori sociali – Azione unitaria ed inscindibile

(Artt. 2393, 2394 c.c., 146 legge fall.)

 

Società – Società di capitali – Società per azioni – Clausola compromissoria –Azione di responsabilità verso i creditori sociali – Curatore fallimentare –Esclusione

(Art. 2394 c.c., 146 legge fall.)

 Le azioni sociali di responsabilità, di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c., all’esercizio delle quali è legittimato, in via esclusiva, il curatore fallimentare ex art. 146 legge fall., confluiscono in un’unica azione unitaria ed inscindibile che impedisce al curatore medesimo di esercitare separatamente tali azioni al fine di conseguire due volte il ripristino del patrimonio della società fallita cui dette azioni concorrono; ne deriva che il curatore fallimentare che intenda esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società deve necessariamente cumulare tanto l’azione sociale di responsabilità che quella verso i creditori sociali.

 La clausola compromissoria inserita nello statuto della società che demandi agli arbitri tutte le controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci, ovvero nei loro confronti, è inoperante nei confronti delle azioni di responsabilità promosse dal curatore fallimentare atteso che il perimetro operativo del suo funzionamento non può ricomprendere, neppure in astratto, l’azione che spetta ai creditori sociali ai sensi dell’art. 2394 c.c. (mm)

 

 


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