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Dai patti di famiglia alle clausole statutarie sulla successione delle partecipazioni sociali
Carlo Limatola
Il saggio affronta il problema della successione delle partecipazioni sociali in seguito alla morte del socio, confrontando l’istituto del patto di famiglia e le clausole sul trasferimento delle partecipazioni sociali, con particolare riguardo alle previsioni che nelle s.r.l. intendono operare una selezione all’ingresso tra gli eredi del socio.
Lo scritto ripropone, con l’aggiunta di note, il testo della relazione al Convegno “Il passaggio generazionale nell’impresa 4.0: tra tecnologia e diritto” svoltosi a Salerno il 5 ottobre 2018.
The essay addresses the issue of the hereditary succession of companies’ shares after the partner’s death, by comparing family agreements and statutory clauses. Attention is paid to some issues concerning the unit transfer clauses in the LLC, with particular regard to the forecasts that intend to make a selection at the entrance among the heirs of the member.
KEYWORDS: Companies – Generational transition – Statutory clauses – Succession of companies’ shares.
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Sommario:
1. La trasmissione della ricchezza produttiva nell’economia dell’impresa di famiglia - 2. La cessione delle partecipazioni sociali mediante patto di famiglia: profili problematici - 3. Clausole statutarie e trasmissione mortis causa della ricchezza produttiva - 4. La disciplina convenzionale della sorte delle quote sociali - 5. Trasferimento mortis causa delle quote di s.r.l. e selezione all’ingresso degli eredi - NOTE
1. La trasmissione della ricchezza produttiva nell’economia dell’impresa di famiglia
La definizione degli assetti proprietari e di governo dell’impresa in occasione del trasferimento delle partecipazioni sociali ai discendenti costituisce uno dei momenti più delicati della sua esistenza, dove si intrecciano sia gli interessi della famiglia, che quelli dell’attività produttiva. In questa occasione, può verificarsi una contrapposizione tra le dinamiche familiari e quelle imprenditoriali, che nel tempo possono generare conflitti ed inefficienze, sino a condurre nel medio periodo al dissesto. Questa constatazione trova riscontro nell’analisi dei dati empirici, dai quali si desume che di rado le imprese riescono a superare le problematiche riconducibili all’ingresso dei successori dei soci, che costituisce, pertanto, uno dei momenti più problematici della vita aziendale. In questo scenario, si avverte la necessità di regolare la sorte delle partecipazioni sociali, in modo da ripartirle tra i successori e così assicurare un’ordinata distribuzione della ricchezza produttiva e, per questa via, attribuire ad alcuni beneficiari il potere di gestione mediante l’esercizio della maggioranza dei diritti di voto [[1]]. L’interesse perseguito è di veicolare le quote sociali per assicurare stabilità e continuità dell’amministrazione ed, in tale direzione, la prassi ha tradizionalmente fatto ricorso all’inserimento negli atti costitutivi delle [continua ..]
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2. La cessione delle partecipazioni sociali mediante patto di famiglia: profili problematici
L’istituto del patto di famiglia assolve, nelle intenzioni del legislatore, alla funzione di approntare uno strumento idoneo a definire anticipatamente la successione nella titolarità dell’azienda e delle quote societarie, prima dell’apertura della successione, evitando che i limiti posti dal diritto successorio ed eventuali conflitti tra gli eredi possano arrecare pregiudizi all’efficienza dell’attività d’impresa [[2]]. Come è noto, uno dei vantaggi principali dell’istituto è costituito dalla deroga al divieto dei patti successori, impedendo che l’accordo sulla sorte delle partecipazioni sociali sia considerato nullo per violazione dell’art. 458 c.c. [[3]]. Profilo, in verità, forse sopravvalutato, in considerazione della circostanza che l’accordo concluso tra tutti i legittimari costituisce di per sé un atto inter vivos e non un patto sulla successione di un socio [[4]]. Diversamente, la deroga al diritto comune è costituita dalla legittimazione dei futuri eredi a rinunciare preventivamente alle pretese ereditarie, che potrebbero vantare in seguito all’apertura della successione. Nondimeno, diverse sono le criticità dell’istituto, determinate prevalentemente dai molteplici dubbi sull’interpretazione della disciplina, cui il legislatore ha tentato di arginare mediante un tentativo di riforma, che tuttavia non [continua ..]
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3. Clausole statutarie e trasmissione mortis causa della ricchezza produttiva
I limiti della disciplina del patto di famiglia rendono più appetibile l’utilizzo di istituti peculiari al diritto societario, come l’introduzione di clausole statutarie di circolazione ristretta delle partecipazioni sociali, in grado di veicolare la proprietà delle quote secondo criteri predeterminati. Le medesime presentano alcuni vantaggi peculiari al patto di famiglia, senza che ricorrano, contestualmente, le problematiche tipiche di tale istituto e si rivelano congeniali alla pianificazione della successione d’impresa, nella misura in cui permettono solo a determinati soggetti di entrare in società, evitando che l’ingresso degli eredi determini situazioni di instabilità [[22]]. Hanno, inoltre, l’indubbio vantaggio di impedire l’ingresso di tutti o di alcuni successori, a prescindere da specifiche manifestazioni di volontà dei legittimari, dato che la trasmissione delle quote avviene sulla base di un meccanismo che non richiede il loro coinvolgimento, ma è regolato dall’atto costitutivo. L’operatività di una clausola statutaria, inoltre, ha il pregio di garantire l’applicazione di un criterio uniforme per tutti i soci, senza che occorra richiamare, di volta in volta, istituti diversi per determinare la sorte della partecipazione [[23]]. Sul piano dei rapporti tra i familiari, poi, tali previsioni presentano l’indubbio vantaggio di [continua ..]
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4. La disciplina convenzionale della sorte delle quote sociali
La compatibilità delle clausole di circolazione ristretta delle partecipazioni sociali con il divieto dei patti successori – e dunque l’insussistenza, sotto questo profilo, di una maggiore appetibilità dell’istituto del patto di famiglia – lascia aperto il delicato problema della tutela patrimoniale degli eredi cui sia precluso l’ingresso in società. In alcuni casi, infatti, costoro hanno diritto di ricevere il valore effettivo della partecipazione a prescindere dalla circostanza che la preclusione si traduca in una lesione della loro quota di riserva, a differenza di quanto avviene in relazione all’istituto di diritto comune: a meno che si preferisca derogare alla previsione statutaria ed ammettere in ogni caso in società i familiari del socio defunto. Il problema riguarda, in particolar modo, le clausole di gradimento, in quanto, operando una selezione tra i soggetti legittimati ad entrare in società, seguono logiche peculiari rispetto alle altre previsioni, come la prelazione mortis causa; quest’ultima preclude in radice l’ingresso degli eredi in società, preferendo l’ingresso di soggetti graditi, ossia i prelazionari, sicché la fattispecie sembra tradursi in un riscatto in favore di tutti o alcuni beneficiari, correlato all’evento-morte di un socio [[38]], cui consegue la liquidazione agli eredi il valore effettivo della partecipazione secondo le norme [continua ..]
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5. Trasferimento mortis causa delle quote di s.r.l. e selezione all’ingresso degli eredi
L’inserimento di una clausola statutaria che introduce determinati requisiti per legittimare l’ingresso in società degli eredi del socio è uno strumento particolarmente congeniale ai piani di predisposizione successoria, in quanto permette di determinare preventivamente i futuri assetti proprietari. La sua operatività consente di individuare quali siano i soggetti legittimati a fare ingresso in società, prevenendo le criticità che si verificano in occasione del passaggio generazionale, determinate da una compagine sociale eccessivamente complessa e frammentata. La selezione all’ingresso degli eredi assicura la governabilità della società in seguito al subentro delle nuove generazioni, sebbene l’operatività di simili clausole desti alcune perplessità. Ciò avviene soprattutto quando le medesime si traducono in un’intrasferibilità di fatto della partecipazione sociale, il che si verifica quando lo statuto contempli presupposti particolarmente stringenti per legittimare l’ingresso in società, fino al punto di impedire in pratica la cessione delle partecipazioni, non rinvenendosi alcun soggetto che rispetti i requisiti ivi indicati. Al riguardo, conviene soffermare l’attenzione sulla disciplina della società a responsabilità limitata, nella quale vi è una puntuale regolamentazione di tale ipotesi, atteso che, come [continua ..]
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NOTE